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L'innovazione sostenibile ai tempi del COVID-19 (e oltre)

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di Matteo Maria Ambrogi

7 aprile 2020

coronavirus covid-19 comunicazione crisi Crisis Management innovation

L'Open Innovation in azienda ai tempi del Covid-19 è possibile? Mai come in questo periodo siamo tutti impegnati a raccogliere dati, a pubblicarne, a cercare strategie. Sembriamo avvoltoi in volo sulle proprie prede, già pronti a preparare una deliziosa «Costoletta di Cliente in Salsa Barbecue servita con una bella Presentazione Rovente» (è una mia ricetta segreta, per saperne di più scrivetemi).

Sembra quasi che non ci siamo accorti che questa pandemia è, per prima cosa, una tragedia.

 

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Parliamo solo per report, per estratti, per quote di articoli di fonti illustri, come se tutto fosse riconducibile a un'attività di numeri da far quadrare. La matematica non è un'opinione, ci dicevano, e oggi, che siamo lontani dai banchi di scuola, che siamo adulti e con più certezze, ricerchiamo nei numeri tutta una serie di convinzioni abbattute da “la Livella” (omaggio a seguire), che bussa indistintamente alle porte di re, account senior o stagisti, magazzinieri o CEOs. Non ci rendiamo conto che il rispetto per il prossimo, per la vita, per l'ambiente, è un elemento che non può e non deve più “passarci di mente”.

 

 

Ci siamo dimenticati di essere innanzitutto persone la cui prima responsabilità è (da sempre) nei confronti del prossimo. Siamo tutti interconnessi e l'emergenza ce lo ha solo rammentato, visto che il butterfly effect era stato già dimostrato intorno agli anni '60.

Does the flap of a butterfly’s wings in Brazil set off a tornado in Texas?

(139th meeting of the American Association for the Advancement of Science in 1972)

Un'azione compiuta da qualche parte si ripercuote altrove e, aggiungerei, su altre vite. È sempre stato così e, un'infezione che ci riportiamo fin dentro casa come un marchio (ricordate l'alone “se lo conosci lo eviti...”?), non è altro che la prova di ciò che accade da secoli:

Innesco un processo da una parte,  ottengo una reazione dall'altra.

Il problema, su larga scala, è che ormai le reazioni sono tutte di tipo esponenziale: impercettibilmente lente all'inizio e impulsive e improvvise una volta che si manifestano.

Un fenomeno esponenziale è come la cottura dei popcorn.

Metti i chicchi di mais in padella e, praticamente per tutto il tempo della cottura, non succede nulla. Poi magicamente e istantaneamente compare il fiocco. La realtà dei fatti è però che la reazione prende vita sin da subito, evolve nel tempo e poi si manifesta. Siamo noi a non percepirla. 

 

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Il problema della reazione esponenziale è proprio che la noti solo quando è manifesta. Come puoi finalmente mangiare i popcorn, puoi anche aver distrutto definitivamente una specie animale.

 

La specie animale sparisce da un habitat, quello e altri habitat ad esso connessi alterano il loro equilibrio. La flora circostante cambia il proprio assetto, cambiando anche il clima in intere aree e regioni e finendo per modificare persino l'economia, che si adegua alle variazioni e genera una nuova strategia o addirittura un nuovo modello.

 

Questo era solo un entry-point di facile sintesi. Ma anche avessimo parlato di diritti civili (donne, minori, LGBTQI, stampa) o di politica economica (ma vallo a fare qui l’esempio!), l'effetto finale sarebbe sempre la seguente domanda:

E se le strategie che danno vita a sistemi economici poi cannibalizzano i sistemi più deboli o semplicemente meno reattivi al cambiamento?

Ecco perché siamo arrivati a un cambio di paradigma epocale: non bastano più solo i "buoni prodotti". Le buone aziende devono iniziare a competere per essere le migliori per il mondo, oltre che le migliori al mondo.

 

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Non basiamoci quindi esclusivamente sui report numerici per definire il nostro futuro, ma ripartiamo da un concetto che stiamo trascurando da troppo tempo: l'Etica, il rispetto per il prossimo, il rispetto per la società e la Natura, sopra a un'estetica che sempre con maggior difficoltà riesce a tener testa a questi messaggi drastici che l'ambiente ci sta lanciando.

 

Il movimento B Corp cerca di farcelo capire da anni. Ormai economia, politica, ambiente, persone sono un'unica rete interconnessa: ciò che accade a uno di questi pilastri influenza di rimando tutti gli altri, che dunque vanno considerati in modo olistico e non più disgiunto.

 

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Il cambio paradigma è quindi legato al cambiamento di mentalità, al #mindshift, al ragionare circolarmente attraverso processi innovativi e però sostenibili, tenendo ingaggiati tutti gli stakeholders.

 

I nostri Clienti sono, sì, una risorsa, ma per costruire insieme un'economia diversa, sostenibile, così come lo è l'azienda per cui lavoriamo, così come devono esserlo anche le nostre azioni quotidiane come privati cittadini.

 

Insieme ai nostri planning delle attività dal breve al lungo periodo, in attesa del nuovo break even post-COVID, potremmo dunque provare a iniziare a riflettere sul fatto che le nostre decisioni strategico-economiche non possono più essere disconnesse dalla coscienza sociale. E potremmo provare a iniziare a comprendere che, tali decisioni, più o meno velocemente, avranno sempre un effetto su tutta la popolazione.

 

Sta a noi decidere quale impatto avere nella storia ma è il momento di accettare che le “questioni non etiche” non sono più compatibili con il nostro sistema globale e che non si deve delegare a una multinazionale o a uno Stato il decretare le sorti di un pianeta su cui tutti noi viviamo, di cui tutti noi abbiamo responsabilità, oneri, diritti e doveri.

 

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Ciascun infetto ha infettato altre persone o ne è stato infettato, ciascuno di noi spreca o non spreca cibo, ciascuno di noi smaltisce i rifiuti in modo responsabile o decide di nascondere in un bustone nero tutto i bagordi dell'imminente barbecue di pasquetta (2021, mi raccomando). Ciascuno di noi può decidere di ridurre il consumo di carne per ridurre il proprio impatto ambientale o può lasciarsi tentare dalla gola, ciascuno di noi decide di acquistare detersivi economici o di utilizzare acqua ozonizzata.

 

Molti di noi hanno potere di decidere se un Cliente è in scope con la strategia aziendale o meno, e molti di noi possono decidere se quel Cliente è in scope solo per le capacità di investimento o se c'è anche un'affinità etica. Soprattutto, molti più di quanti pensiamo potrebbero avere un'influenza sulle sorti aziendali relative a quei Clienti.

 

Si parla tanto, ma si concretizza poco. Vogliamo trarre un insegnamento dal COVID-19 da portarci dietro a lungo?

 

Della carta igienica (possibilmente riciclata) che usiamo ogni giorno, più volte al giorno, iniziamo a contare, tutti noi, gli strappi che usiamo quotidianamente (se volete sapere la mia media strappi, potete nuovamente scrivermi).

 

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