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Il mio primo B Corp Summit europeo ad Amsterdam

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di Pasquale Borriello

25 settembre 2019

bcorp Benefit Corporation Bcorpsummit

Sono stati 2 giorni intensi e pieni di contenuti d’ispirazione. Qualcosa è stato fantastico ma qualcos’altro non mi è piaciuto. La comunità delle B Corp è in fermento ed è il momento di un ulteriore step up.

 

B Lab Europe ha organizzato il 23 e 24 settembre, ad Amsterdam, il summit europeo annuale che riunisce tutte le B Corp. La location scelta è stata l’auditorium Muziekgebouw aan ‘t IJ e c’è stato un gran numero di adesioni: si parla di quasi 700 partecipanti da tutto il mondo. Sono anche intervenuti rappresentanti istituzionali di alcune grandi città come Barcellona, Ginevra e Parma (presente il sindaco Federico Pizzarotti).

 

2019_09_25_ARKAGE_BCORPSUMMIT EMBED ESTERNOIl Muziekgebouw aan ‘t IJ di Amsterdam, la fantastica location scelta per il B Corp Summit 2019.

B Corp Summit 2019 - Giorno 1

La giornata è iniziata nella grande Concert Hall: bravi i due co-conduttori Charlotte Sewell (@CharlotteSewel) e Benjamin Enault (@BenjaminEnault). L’introduzione con percussionisti africani ha dato la carica per una prima sessione notevole. A seguire John Elkington, inventore del concetto della Triple Bottom Line, ha presentato la sua nuova teoria del Green Swan (titolo anche del suo ultimo libro).

2019_09_25_ARKAGE_BCORPSUMMIT EMBED ANATROCCOLI

Le B Corp sono i brutti anatroccoli che diventeranno cigni verdi. E se la teoria del cigno nero di Nassim Taleb ci ha insegnato qualcosa, saranno questi cigni verdi a salvarci dalla catastrofe ambientale che abbiamo di fronte.

 

Un ruolo prominente, in quest’ottica, lo stanno già avendo le donne: Alexandra Ocasio-Cortez e Greta Thunberg, soltanto per citare le più famose. È una prospettiva interessante e tra l’altro in tutti i panel è sempre stata rispettata pienamente la parità di genere (con leggera prevalenza femminile, direi a memoria).

 

Il primo panel “There is no Planet B” ha ospitato alcuni leaders di importanti B Corp. Notevole l’intervento di Ryan Gellert di Patagonia, che suggerisce di combattere contro il cambiamento climatico con tutti gli strumenti a disposizione del business, come fossero delle vere e proprie armi (ha usato la parola ‘weaponize’). Acute anche le parole di Davide Bollati di Davines che ha evidenziato come il lavoro delle B Corp può essere animato principalmente dall’interazione con le comunità (soprattutto della città di Parma, nel loro caso, ad esempio).

 

Interessante notare che tutte le persone di B Lab hanno ribadito l’assoluta estraneità alla politica del movimento B Corp che è una piattaforma a cui tutti i politici (di tutti i partiti) sono invitati.

 

Grazie ad un tool d’interazione con il pubblico molto efficace che si chiama Glissr, i partecipanti hanno potuto esprimere il proprio voto e fare domande ai panelist di tutte le sessioni. Una delle domande più interessanti è stata sicuramente se Ben&Jerry’s (una B Corp) non sia solo un tentativo di greenwashing da parte di Unilever. Ha risposto in modo convincente dal palco direttamente Anuradha Chugh, Managing Director di Ben&Jerry’s in Europa. Il senso della sua risposta è stato semplice e convincente: il cambiamento di grandi aziende può avvenire dall’interno e, pur non essendo perfetti (ndr. aggiungo che nessun’azienda lo è), s’impegnano molto nel loro specifico percorso di sostenibilità.

Dopo un coffee break e un pranzo vegano “a basso impatto”, il pomeriggio è continuato con alcuni workshop in sale più piccole (segnalo l’intervento dei nostri amici di Nativa) e una plenaria con il panel “The meaning of being B” a cui ha partecipato Maria Paola Chiesi di Chiesi Farmaceutici — mostrando un video prodotto da noi di Arkage che racconta l’entusiasmo dei dipendenti dell’azienda in tutto il mondo quando hanno ricevuto la notizia della certificazione B Corp. Peccato che lo storytelling si sia fermato qui, sono sicuro che anche le altre aziende avessero tanto da raccontare.

 

La giornata si è chiusa alla grande con un’esperienza indimenticabile: plastic fishing nei canali di Amsterdam. Un’azienda che si chiama Plastic Whale (anch’essa B Corp) ha cominciato qualche anno fa a raccogliere oggetti galleggianti nei canali. La cosa ha funzionato così bene che il fondatore ha pensato bene di costruire barche con la plastica raccolta nei canali e ampliare il raggio di ‘pesca’. Oggi le barche sono una decina e gli eventi (5.000 partecipanti l’anno tra studenti e adulti) coinvolgono 10 città in tutta l’Olanda. Tutto è autofinanziato con il contributo di alcune grandi aziende locali (tra cui Heineken). Che dire, bravissimi! Personalmente ho pescato diversi residui di plastica e mi sono divertito parecchio, nonostante l’immagine di questo tweet sembri testimoniare esattamente il contrario :D

B Corp Summit 2019 - Giorno 2

La seconda giornata non è invece iniziata nel migliore dei modi. Tutta l’energia della prima giornata si è un po’ spenta: inizio in ritardo, meditazione introduttiva troppo rilassante (con tanto di campana tibetana) e subito dei panel ad addormentare la mattinata. Un’attitudine troppo soft, forse.

 

Molto bello l’intervento di Jay Coen Gilbert, co-founder di B Lab, che ha fornito una visione ispiratrice: il percorso non è segnato e lo scopriamo insieme passo dopo passo. Però si è parlato ancora troppo di cosa sta accadendo là fuori e poco di cosa stanno facendo le singole B Corp. È come se tutta l’energia fosse indirizzata ad attrarre nuove aziende senza entrare nel dettaglio di quello che tutte le B Corp stanno facendo già adesso.

Tanto futuro e tante idee. Ma ancora poco presente e poca umana semplicità.

Un’occasione persa, a mio avviso. Sarebbe bello, al prossimo summit, cominciare a vedere alcuni ‘achievements’ delle B Corp che hanno lavorato meglio. Azioni concrete, semplici, che hanno mosso gli animi delle persone. Magari senza parlare dei punteggi della certificazione e degli award di B Lab (troppo autoreferenziali).

 

I primi panel della giornata in verità mi sono sembrati quasi dei ‘mini spot’ alle aziende sul palco (tutte partner o sponsor) più che dei veri dibattiti. L’interazione con Glissr ha mantenuto abbastanza alta l’attenzione del pubblico ma dall’ora di pranzo in poi ho visto più di una faccia stanca di sentire sempre le stesse cose.

 

Questo è forse stato un grande limite di questo B Corp Summit: la ripetitività degli speaker che hanno usato tante volte le stesse immagini simili ripetendo sempre concetti molto simili. Per una platea tutto sommato molto selezionata (metà provenienti dal mondo B Corp, metà interessati) o comunque specialistica (consulenti o esperti di sostenibilità, a vario titolo), questo è stato davvero un errore. Non è un caso che le attività ‘strane’ della mattina (musica africana e meditazione) o della prima serata (escursioni tra i canali) abbiano riscosso il maggiore engagement in situ e anche sui social.

Ho partecipato ad un workshop pomeridiano sullo Storytelling delle B Corp: interessante perché l’engagement c’è stato e l’esperienza è stata più che positiva, ma per quest’audience si potrebbe già parlare di Truth-telling.

L’evento poteva durare soltanto un giorno? 

Forse no, perché in fondo ci vuole del tempo per sintonizzarsi sulla giusta lunghezza d’onda e per sentirsi davvero parte di una comunità.

 

La cosa più bella che mi porto a casa è questa: aver percepito la forza di tutte le persone presenti nel perseguire un unico obiettivo comune, migliorare il mondo in cui viviamo.

In conclusione.

Mi è piaciuto l’evento? Sì, assolutamente.

Cosa mi porto a casa? Il senso di far parte di una grande comunità, viva e internazionale. Ma poche altre cose nuove.

Tornerò l’anno prossimo?Non lo so, forse preferirò lasciare spazio a qualche mi* colleg* per cui il B Corp Summit potrà essere un’esperienza davvero nuova e motivante come, in fondo, lo è stata quest’anno per me.


Ps: se volete approfondire ulteriormente, potete ascoltare la puntata del podcast «Il Bernoccolo» con Andrea, disponibile su Apple Podcasts, Spotify e Spreaker.

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